COLLEZIONE Eschaton
La mostra "Eschaton" è una esposizione in cui trova vita la natura e la storia di immagini sacre come i luttini o le stampe con lo scopo di suscitare interesse e curiosità per il loro significato e la loro produzione. Immagini varie nello stile, nella forma e nella provenienza che riportano e riproducono un mondo passato: un mondo lontano o meno fino a quando si credeva che l'anima del defunto appena spirava uscisse dalla bocca.
Si può affermare che le immagini sacre "i luttini", in questo ultimo decennio, sono oggetto di collezionismo e meritano ricevere attenzione per la loro funzione e valore. E' da sottolineare come la cultura popolare le consideri delle minute icone che, istituendo un segno di continuità, tra il defunto e la sua comunità, diano significato alla vita in rapporto alla morte.
Queste tavole riflettono la mentalità d'un tempo, allorquando i predicatori tuonavano dai pulpiti delle chiese o delle piazze per inculcare le verità della fede e scatenarsi contro i vizi e la malavita. Pur di ottenere lo scopo, minacciavano anatemi e castighi dall'alto e lasciavano i ricordi scritti al termine delle "missioni", come fece San Leonardo e tanti altri. Inoltre, per stimolare i cristiani ad adoperare bene il tempo e la vita, si utilizzavano i vari simboli della morte e l'applicazione di essi nella vita. Infatti vediamo spesso immagini raffiguranti la strada o la ferrovia per il Paradiso o per l'Inferno; oppure la morte del "giusto" tra parenti devoti, il Sacerdote, gli Angeli o altrimenti quella del "peccatore" con attorno al letto demoni di varie forme, serpi e sacchi di denaro rotti mentre l'Angelo si allontana. Queste furono le forme critiche di un tempo che per centinaia di anni hanno fatto parte della nostra catechesi.
E' chiaro che le verità della fede non erano qui ma era comodo e pratico servirsi di queste immagini e queste didascalie. Con ciò non è detto che questi non siano documenti della nostra storia passata; anzi, provocano la nostra ammirazione per il contenuto di inventività, di stile e di catechesi. Perciò il proporre non vuol dire approvare ma eventualmente trasferire queste iconografie nella concezione attuale.
Il "luttino" è un cartoncino che presenta un ringraziamento per chi ha partecipato alla ricorrenza funebre e porta la foto del defunto con una frase che lo accompagna assieme ad una immagine sacra cara allo stesso. Esso è uno degli elementi che gravida intorno alle tante problematiche riguardanti la morte. E' un modo, usato dai contemporanei, per ricordare il caro estinto; attraverso la riproduzione della sua immagine da vivo si cerca di mantenere un certo tipo di sopravvivenza e un affettuoso ricordo. Oggi la modesta estetica del manufatto "luttino" è tale per cui suscita scarso interesse. Se invece viene osservato con cura, quel brutto rettangolino di carta potrebbe rappresentare, in modo moderno e democratico, ciò che nel passato ha rappresentato per le civiltà: splendide effigi funebri di quel tempo antico.
Oggetto di questa mostra sono i santini da lutto di interesse storico, biografico e iconografico oltre che religioso; è inoltre composta da stampe con varie lavorazioni incisorie: lavorazioni litografiche, siderografiche, cromolitografiche e altro realizzate su cartoncino o altro tipo di manufatto, eseguite da editori italiani o stranieri o da autori privati risultando così unica nel suo genere.
La documentazione presentata consente una ricostruzione principalmente storica che inizia dal santino da lutto -"luttino"- del Settecento fino ai giorni nostri e consente al visitatore di ammirare e meditare sul materiale esposto spesso prezioso per l'epoca e per la fattura in cui le immagini visive e il linguaggio iconografico in esse parlano della pietà popolare tramontata nel tempo.
L'esposizione propone i primi elaborati del 1798 a cui segue la serie dell'Ottocento con luttini in nero-argento o a colori; vi sono poi quelli stampati in bianco e nero su carta patinata e per ultimo quelli con le prime foto a colori. Un capitolo che solleciterà la curiosità dei visitatori sarà quello che riguarda i personaggi storici: i Papi, i Santi e Beati, i Regnanti, i Poeti e molti altri personaggi illustri. Il collezionista, al quale si deve una ricerca durata molti anni, presenta questa mostra documentaria e campionaria nel suo genere che proprio per la vastità degli esiti testimonia l'immaginario cattolico in rapporto alla figura del defunto. L'insieme di tutte queste immagini ci dà un finale che riassume il denso e misterioso contenuto della mostra "Eschaton - il Giudizio Universale".
L'autore si augura che l'occhio del visitatore e il suo desiderio di conoscere attraverso l'itinerario di tutte queste immagini, possa avvicinarlo all'arte facendone esperienza di essa.
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3) San Giuseppe Patrono della Buona Morte. Questo pannello rappresenta San Giuseppe morente che viene invocato e venerato come Patrono della Buona Morte, grazie al fatto che si ritiene abbia spirato fra le braccia di Gesù e Maria. Questa tradizione lo rende un intercessore speciale per tutti coloro che affrontano l’agonia, offrendo consolazione e speranza nella salvezza eterna.
4) Luttini di editori Italiani. Per buona parte dell’Ottocento è indubbiamente la Francia a detenere il primato nella produzione di immaginette dette “Luttini”, ma nel periodo successivo anche in Italia la produzione si divulgò, merito di alcuni editori fra cui i più conosciuti furono sicuramente i Remondini di Bassano, i Soliani di Modena, la Santa Lega Eucaristica di Milano, la Tipografia Queriniana di Brescia ecc... Questa forma d’arte fino a poco tempo prima dell’Ottocento non era mai stata riconosciuta dai critici, in quanto considerata materiale bigotto ed arte minima.
5) Luttini Francesi per il mercato Italiano. La produzione prettamente religiosa di immaginette sacre “Luttini e santini da morto” spetta soprattutto all’ingegno di molti incisori Francesi. In Francia, e soprattutto nella sua capitale Parigi, c’erano centinaia di editori che esercitavano questa attività, sorta tra il XVIII° e XIX° secolo, e che stampavano non solo per il mercato francese ma anche per quello Europeo. Tra gli editori che hanno influenzato il buon gusto nella produzione, per i contenuti simbolici e per le decorazioni, si possono elencare principalmente Letaille, Turgis, Bouasse-Lebel, tutti con sede in Parigi, i quali esportavano soprattutto nel mercato Italiano.
6) Luttini di editori Europei. I primi luttini Europei nascono attorno al XVII° Secolo. Dalla seconda metà dell’800 fino agli inizi degli anni ’40 del XX Secolo; in particolare quelli di una certa elite nobile o dell’alta borghesia, erano riccamente decorati sia dal punto di visto grafico che per gli elementi d’abbellimento utilizzati. Una considerazione da farsi sui Luttini è quella che il testo delle preghiere è quasi sempre strettamente connesso con la veste iconografica degli stessi, ove figura e parola si coniugano armonicamente.
7) Gesù nell’orto degli Ulivi. Il decennio 1880-90 porta una grande diffusione dell’iconografia diGesù nell’orto degli ulivi con l’emissione di luttini in vari tipi di stampa, spesso in cromolitografia o ad incisione di varie forme intorno alla figura di Gesù orante.Il pannello raffigura Gesù con gli apostoli in un podere chiamato Getsèmani, luogo conosciuto anche come “Orto degli Ulivi”, e dice loro:«Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare» -Mt 26,36-. Rimasto solo, Gesù si rivolge al Padre e, con la faccia rivolta a terra, lo prega dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!» -Mt 26,39-. Essendo caduto in agonia, mentre egli pregava ancor più intensamente gli apparve un Angelo dal cielo venuto per sostenerlo. Gesù accetta la volontà del Padre.Qui ha inizio la passione di Gesù.Arriva Giuda, il traditore con i soldati e il popolo al seguito e camminando con loro dà questo segnale: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!» -Mt 26,48-. Visto il bacio di Giuda, i soldati arrestano Gesù e lo conducono davanti a Caifa, il sommo sacerdote.
8) Gesù arrestato e portato da Caifa e poi da Pilato. Gesù è portato davanti al sommo sacerdote Caifa, circondato dagli scribi e dagli anziani del Sinedrio, supremo organo giudiziario del tempo, che lo decreta colpevole di crimini religiosi e dopo averlo spogliato viene condotto davanti a Pilato per ottenerne la condanna a morte. Nel Vangelo secondo Luca -23, 1-7 e 13-25- Pilato non trova nessun motivo di condanna per Gesù per cui, dopo averlo mandato da Erode e dopo aver sentito i capi dei sacerdoti, è propenso a liberarlo. Tuttavia, sotto la pressione dei sacerdoti e del popolo, cede e libera il detenuto Barabba, mentre consegna Gesù al popolo perché sia giustiziato.
9) Pilato e il popolo condannano a morte Gesù. I soldati Romani di stanza a Gerusalemme furono gli esecutori materiali presenti ai frenetici eventi del processo, alla flagellazione e all’incoronazione di spine, e inoltre furono i primi ad insultarlo e a deriderlo. Pilato, di fronte al popolo, ancora disse: “Ma allora che farò di Gesù chiamato il Cristo?”. Il popolo gridava a gran voce:“Crocifiggilo, Crocifiggilo”. Allora il procuratore, lavandosi le mani davanti alla folla per la contrarietà di giustiziare Gesù, lasciò la responsabilità agli Ebrei della condanna a morte e affermò: “Io sono innocente del sangue di questo giusto; vedetevela voi” -Mt 27, 24-.
10) Gesù alla colonna viene flagellato e incoronato di spine. In questo pannello Gesù viene legato alla colonna ove Pilato, per dare soddisfazione ai notabili Ebrei che lo accusavano e per sedare il disordine che essi avevano sollevato, lo fa flagellare. La scena viene efficacemente descritta dall’evangelista Matteo -Mt 27, 26-30-: Pilato, dopo aver fatto flagellare Gesù lo consegnò perché fosse crocifisso. I soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio, lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: « Salve, re dei Giudei! ».
11) Ecce Homo. Verso il 1885 si ha una infinita produzione di luttini “Ecce Homo” soprattutto in stampa cromolitografica con varie sovrimpressioni con effetto di grande vivacità cromatica, in quelli ove Gesù aprì gli occhi. Molte sono le immagini di Gesù raffigurato nei Luttini e presentato come “ecce homo”, la frase che Ponzio Pilato, allora governatore romano della Giudea, pronunciò presentando alla folla Gesù flagellato e coperto di piaghe e ferite sanguinanti, con una corona di spine sul capo.Pilato, rivolto la folla, dichiarò: “Guardate l’uomo che ho punito”.Ciò però non fu giudicato sufficiente e i sommi sacerdoti fecero pressione sul popolo per farlo crocifiggere.
12) La croce i e simboli della passione. In questo pannello è presentata una stampa oleografica raffigurante la figura di Gesù crocifisso, accostata a quella del teschio ai piedi della croce e ai simboli della Passione. Il soggetto rappresentato richiama chiaramente l’obiettivo di sottolineare la carica mediatica che possiede: l’imitazione della vita terrena di Cristo che termina con il sacrificio sulla Croce. Ed è con la Croce che pure noi ci apprestiamo a ripercorrere questa via e a trovarne raffigurazioni tangibili fra le vecchie immagini esposte. La Croce avvolta da motivi floreali o con fiori è certamente l’elemento materiale più utilizzato in queste decorazioni, in quanto anche nella Bibbia è rappresentata come il segno della benevolenza di Dio.
13) Gesù sale al calvario seguito da sua Madre e dalle Pie donne. La salita al calvario è un episodio della passione di Gesù narrato nei vangeli canonici. Secondo l’uso Romano, l’esecuzione doveva avvenire fuori città lungo una strada particolarmente frequentata, ove il condannato doveva portarvi la propria Croce. In mezzo alla folla che lo seguiva c’erano delle donne che piangevano alle quali Gesù disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli». -Lc 23,28-
14) Gesù al calvario cadde più volte. Il Cireneo aiuta Gesù. Gesù al calvario sotto il peso della Croce cadde più volte e sofferente per le torture subite è impossibilitato a continuare a portarla.Visto ciò, i soldati fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi e gli misero addosso la Croce, da portare dietro a Gesù. La figura di Simone di Cirene forse rappresenta tutti noi quando giunge inattesa una difficoltà, una prova, una malattia, un peso improvviso, una croce talvolta gravosa. Il Cireneo ci ricorda pure i tanti volti di persone che ci sono state vicine nei momenti in cui una croce pesante si è abbattuta su di noi o sulla nostra famiglia.
15) Gesù al calvario incontra la sua Santissima Madre. La Madre di Gesù percorre gli stessi passi del suo Figlio, cercando di farsi spazio tra la folla fino a raggiungerlo. Dopo la prima caduta, Gesù scorge sua Madre. I loro sguardi si incontrano. Maria sa chi è suo Figlio, sa da dove viene e Gesù sa qualè la sua missione. L’incontro di Gesù con sua Madre, lì, sulla via del Calvario è un avvenimento vivissimo e sempre attuale; Gesù si è privato della Madre per noi, per ciascuno di noi.
16) Gesù al calvario incontra la sua Santissima Madre. L’incontro tra Gesù e Maria sul Calvario avviene nella quarta stazione della Via Crucis ed è un momento fondamentale che simboleggia il dolore reciproco e la profonda unione tra madre e figlio. Maria “Addolorata” guarda Gesù con immenso amore e dolore, mentre Gesù la cerca con lo sguardo per trovare conforto e accettare la volontà del Padre. Questo evento è un esempio della loro sofferenza condivisa che preannuncia il compimento della profezia di Simeone; “una spada trafiggerà l’anima di Maria”.
17) La Veronica al Calvario asciuga il volto di Gesù. Veronica, una delle donne che segue Gesù, che ha intuito chi Lui sia, che lo ama e perciò soffre nel vederlo soffrire, ora scorge da vicino il suo volto, quel volto che tante volte aveva parlato alla sua anima: lo vede stravolto, sanguinante e sfigurato, anche se sempre mite e umile. Non resiste. Vuole alleviare le sue sofferenze. Prende un panno di lino e tenta di tergere sangue e sudore da quel volto. La Veronica ha un coraggio intrepido; esce allo scoperto, tenendo accesa la lampada dell’umanità e asciuga il volto di Gesù.
18) La Veronica al Calvario asciuga il volto di Gesù. La tradizione iconografica legata alla Veronica e al suo prezioso Velo è antica e colta. Nella maggior parte delle opere d’arte dedicate al soggetto, il Velo è aperto, steso nelle mani della Veronica e, spesso, ne è già impressa l’immagine del volto di Gesù. Un’immagine chiara e didascalica;le due teste, quella della Veronica e di Cristo, si sfiorano: da una parte un’immagine femminile di caparbietà, di una donna che nemmeno i soldati riescono a far indietreggiare e dall’altra la personificazione della fatica che, nonostante il dolore, si fa incontro alla donna. Il muto colloquio è sottolineato proprio dall’accostarsi delle due fronti che segnano la forza dell’opera incisa dall’autore.
19) Gesù viene spogliato e inchiodato alla croce. Questo pannello raffigura Gesù che; una volta giunti al Golgota, il luogo dell’esecuzione, in cui viene spogliato e inchiodato alla croce. I carnefici eseguono spietatamente la sentenza che Gesù ha lasciato fare con infinita mansuetudine. In questo momento Gesù dice: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”. Dopo averlo inchiodato alla Croce, il popolo presente attende per vederlo crocifisso.
20) Il popolo assiste alla crocifissione di Gesù. Il luogo della scena dove Gesù viene crocifisso è il Monte Calvario anche detto luogo del cranio, piccola altura presso Gerusalemme, conosciuto anche come Monte Golgota ovvero “teschio”, chiamato così perché era un luogo destinato alle esecuzioni. Il popolo assiste all’esecuzione di Gesù sulla croce. Gesù morente viene schernito dai capi del popolo e dai soldati che lo avevano appena appeso alla croce e da uno dei due malfattori che stavano scontando la condanna.
21) Gesù Crocifisso con accano i due ladroni. L’immagione di Gesù crocifisso, con i due ladroni accanto, è un tema iconografico molto diffuso nell’arte; rappresenta l’episodio evangelico della crocifissione di Gesù tra i due malfattori, uno dei quali, chiamato Buon Ladrone che si pente e riceve la promessa del paradiso. Trattasi di un episodio descritto nei vangeli. E’ in queste toccanti immagini che viene esaltato il dolore e la sofferenza di Cristo.
22) Maria e le pie donne assistono Gesù morente. Maria e le pie donne, Maria di Cleofa, Maria di Salomè, Maria di Magdala, presenti ai piedi della croce, assistono alla morte di Gesù. Esse sono le stesse che accompagnano il corpo di Gesù al sepolcro. Queste donne, presenti sotto la Croce, vengono tradizionalmente indicate come “le tre Marie”, note per la fedeltà e il loro dolore silenzioso durante la crocifissione.
23) Gesù sulla Croce con ai piedi Maria e Giovanni. Sotto la croce c’erano Giovanni figlio di Zebedeo, discepolo e apostolo di Gesù di Nazaret e Maria sua Madre. Gesù sulla croce vedendo la Madre con accanto a lei il discepolo che lui amava disse alla Madre: “Donna ecco tuo figlio” poi disse al discepolo: “Ecco tua Madre”. Una donna sola, a quel tempo, in Oriente era una situazione impossibile. Quindi, il figlio morente Gesù si preoccupa del futuro di sua Madre e la affida all’amico più caro, il discepolo amato Giovanni, perché se ne prenda cura come fosse la propria madre.
24) Gesù sulla croce con ai piedi Maria e Giovanni. Gesù in agonia sulla croce disse: “Dio mio, Dio, mio perché mi hai abbandonato”. E poi: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Tutto è compiuto. In quel momento che stavano presso la croce c’erano Maria sua Madre, Giovanni, la sorella di sua Madre, Maria di Cleofa e Maria Magdala. La rappresentazione di questa scena è onnipresente nell’arte cristiana.
25) La deposizione di Gesù dalla croce. La deposizione di Gesù è l’episodio finale della passione di Gesù, dopo la sua crocifissione e morte sulla croce. Il corpo di Gesù viene deposto per opera di Giuseppe d’Arimatea, membro del Sinedrio, che si occupò di chiedere e ottenere da Pilato il permesso di effettuare tale gesto. Giuseppe di Arimatea assieme a Nicodemo furono quelli che si occuparono del distacco del corpo di Gesù dalla croce con l’aiuto di altri personaggi.
26) Gesù deposto dalla Croce fra le braccia di Maria. Questa scena di Gesù rappresenta la tredicesima stazione della Via Crucis, in cui il corpo di Gesù viene deposto fra le braccia della Madre che, incredula, viene raffigurata come se volesse prendere il figlio, ormai morto, come quando era bambino. Questo momento è un immagine di dolore materno che ricorda anche momenti precedenti della vita di Gesù.
27) Gesù deposto dalla Croce fra le braccia di Maria. All’evento della deposizione erano presenti la Maddalena, Giovanni e due Pie donne che avevano assistito la Vergine durante la passione. In questo pannello le raffigurazioni iconografiche della deposizione di Cristo dalla croce rappresentano un realismo crudo e un’intensa drammaticità.
28) La Madonna dei sette dolori. Le immagini di questo pannello fanno riferimento al dolore di Maria, in genere Mater Dolorosa o Madonna dei sette dolori dove la spada o le spade, giganteggiano come crudeli strumenti simbolici del martirio spirituale. Varie sono le funzioni con cui questi Luttini si adattano in riferimento ai diversi contenuti teologici o a differenti forme di pietà: l’Addolorata è, ad esempio, molto spesso scelta per ricordi funebri.
29) La Madonna dei sette dolori. L’immagine dell’Addolorata nei Luttini è molto spesso scelta per ricordi funebri. A questa immagine Mariana dell’Addolorata la tradizione riconosce una particolare forza taumaturgica. Il titolo di questo pannello si riferisce alla sofferenza patita dalla Vergine Maria durante la passione di Cristo, simboleggiata da una o sette spade che la trafiggono al cuore.
30) La Madonna dei sette dolori. Le sette spade corrispondono ai sette dolori sopportati dalla Vergine. Al primo dolore profetizzato da Simeone seguono la fuga in Egitto, lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme, il trasporto della Croce, la Crocifissione, la deposizione di Gesù dalla Croce, la sepoltura. Nella prima metà del 700’ più spesso viene raffigurata una spada, mentre nella seconda metà e nei primi d’800 sono raffigurate le sette spade; si può dire che le immaginette che mostrano le sette spade si richiamano di solito a statue venerate, “vestite” di seta nera con fregi d’argento e oro bianco.
31) Maria e le Pie donne assistino alla sepoltura di Gesù. Come stabilito dalla legge ebraica Giuseppe di Arimatea, discepolo di Gesù, va segretamente da Pilato a chiedere il corpo di Gesù che gli dà il permesso di prendere e seppellire il corpo di Gesù. Giuseppe di Arimatea viene assistito nel progetto di sepoltura da Nicodemo il quale portò consè il necessario secondo il costume di sepoltura ebraico. Il corpo di Gesù viene avvolto in un sudario -drappo di lino- cospargendolo di spezie, di mirra e aloe. Dopodiché il corpo di Gesù viene posto nella tomba di Giuseppe di Arimatea che si era fatto scavare per lui nella roccia.
32) Maria e le pie donne assistono alla sepoltura di Gesù. Come testimoni oculari che assistono alla sepoltura di Gesù sono due donne: Maria Maddalena e Maria Madre di Giuseppe. Deposto Gesù nella tomba, le autorità Romane resero la tomba più sicura apponendovi una grossa pietra all’ingresso come sigillo e posizionandovi per tre giorni delle guardie per paura che i discepoli potessero portar via il corpo. Queste donne sono tradizionalmente chiamate le “Pie donne” ove la loro presenza e il loro supporto durante la morte e la sepoltura sono viste come un segno di coraggio e fedeltà.
33) La resurrezione di Gesù davanti ai soldati. Durante la notte del sabato i soldati di guardia al sepolcro videro due uomini alati avvolti da un grande splendore, che scendevano dal cielo e si avvicinavano al Sepolcro. La pietra che chiudeva il sepolcro rotolò via da sola e i due entrarono. Subito i soldati di guardia svegliarono il centurione e i religiosi Ebrei e nel mentre questi discutevano tra loro, i presunti tre uomini uscirono dalla tomba, e due di loro sorreggevano il terzo seguiti da una Croce, che li spingeva verso il cielo. Era il terzo giorno dalla sua morte in croce che Gesù risorge lasciando il Sepolcro vuoto.
34) La resurrezione di Gesù davanti ai soldati. Visto ciò i soldati e i religiosi abbandonarono il Sepolcro e corsero da Ponzio Pilato, svegliandolo e raccontandogli quanto era accaduto. Su richiesta dei religiosi Ebrei, Pilato ordinò al centurione e ai soldati di non dire a nessuno ciò che avevano visto. Gesù riservò la sua prima apparizione dopo la resurrezione a una donna, Maria di Magdala. A recarsi al sepolcro vuoto furono alcune donne che avevano assistito alla sua morte, Maria di Magdala e Maria madre di Giacomo e infine Salomè discepola di Gesù e moglie di Zebedeo. Entrate nel sepolcro vuoto, un Angelo là presente annunzia la resurrezione di Gesù, e dice a loro di riferire ai discepoli di raggiungerlo in Galilea. Al ritorno le donne, timorose e gioiose, incontrano Gesù che conferma loro l’appuntamento in Galilea. Anche Pietro con altri discepoli va a vedere e constata che il Sepolcro di Gesù è vuoto.
35) La devozione alla Beata Vergine dello Scapolare. Lo Scapolare che i monaci portavano sopra l’abito, vale a dire, la striscia di stoffa che ricopriva il petto e le spalle, divenne dunque per i Carmelitani un segno di protezione e devozione Mariana, pegno dell’amicizia e intercessione della Madre di Dio. Da oltre sette secoli i fedeli indossano lo Scapolare del Carmine per assicurarsi la protezione di Maria in tutte le necessità della vita, e per ottenere una sollecita liberazione dal Purgatorio.
36) La devozione alla Beata Vergine dello Scapolare. L’imposizione dello Scapolare comporta l’aggregazione alla famiglia Carmelitana. Hanno la facoltà di benedire lo Scapolare, i sacerdoti e i diaconi e possono inoltre, imporlo anche altre persone autorizzate. Lo Scapolare si indossa giorno e notte per indicare la presenza continua di Cristo nella nostra vita, poiché dove c’è Maria, c’è il Signore e la sua fedele protezione. Indossare lo Scapolare è un segno esteriore di una dedizione interiore a Maria, che porta ad un cammino di fede più profondo.
37) Gli Angeli della morte raffigurati in Purgatorio. In questo pannello, le funzioni ed il ruolo degli Angeli della morte sono abbastanza noti, anche perché l’iconografia cristiana se n’è appropriata permettendoci di riconoscere il compito che essi hanno. Nelle immagini sono presenti le anime purganti dei defunti, che dal fuoco del purgatorio invocano gli Angeli di essere trasportate in paradiso. Ci sono poi immagini iconografiche ove il sacerdote, con preghiere indulgenziali per le anime che sono in purgatorio, chiede a Dio una più rapida ascesa alla gioia eterna.
38) La mariologia rappresentata nei luttini. In questo pannello, l’iconografia raffigurata nei Luttini, cioè il modo di rappresentare la figura della Madonna nell’arte sacra, ha raggiunto una forma stabile e ben definita che dopo molti secoli di cristianesimo viene intesa al pari della figura di Gesù. Su molti Luttini o santini da morto è raffigurata iconograficamente Maria Addolorata accompagnata molte volte da brevi testi, spesso nati spontaneamente dal dolore di chi si vede privato degli affetti più cari e chiede aiuto alla Regina del dolore. Il più semplice riscontro iconografico del Cuore di Maria, quale si presenta nei Luttini dell’ottocento, è un cuore fiammeggiante e raggiante collocato in mezzo al petto della Vergine o appoggiato sulla sua mano. Altri simboli raffigurati nei Luttini: le fiamme che significano amore ardente, i gigli come purezza o le rose che sono il fiore Mariano per eccellenza.
39) Luttini a ricordo di soldati caduti in guerra. Questi luttini sono stati lasciati a memoria dei soldati caduti in battaglia e utilizzati soprattutto durante e dopo la Prima Guerra Mondiale per onorare i caduti. I primi di questi Luttini furono dedicati ai caduti al fronte e compaiono durante la campagna di Libia nel 1911, la cui circolazione su larga scala si verificò con la guerra del 1915-1918. I Luttini dedicati alla morte di soldati caduti in battaglia con l’immagine del Sacro Cuore, rappresentaca l’amore divino e la speranza come rifugio per i soldati che combattevano e offrivano il loro sacrificio. Il Sacro Cuore di Gesù fu oggetto della consacrazione dell’esercito Italiano con lo scopo di proteggere i soldati al fronte e dare a loro un senso religioso e trascendente alla loro morte. Il soldato che trafisse il fianco di Gesù con una lancia, come raffigurato in molte opere d’arte, può essere visto a simbolo di come il Cuore di Cristo sia sempre aperto e accogliente, anche verso chi lo ha ferito, rendendolo, un punto di riferimento per tutti i soldati caduti in battaglia.
40) Gli Angeli accompagnano l’anima in cielo. Gli Angeli, quali accompagnatori celesti, presentati in questo pannello, sono Angeli incaricati ad accompagnare le anime dei defunti e guidarle davanti a Dio. Nella tradizione religiosa e spirituale, si crede che gli Angeli accompagnino l’anima nel suo viaggio verso il cielo, offrendo guida, conforto e protezione dopo la morte. Questo supporto aiuta l’anima nel processo di distacco dal corpo e nel proseguire verso l’aldilà.
41) Oleografie in memoria del figlio o della mamma. In questo pannello sono state presentate due epigrafe a stampa oleografica dove delle frasi di dedica con il nome, la data di nascita e morte e una frase affettuosa ricordano la persona scomparsa. Questo tipo di epigrafe venivano adottate soprattutto alla morte di una persona cara dell’alta borghesia.
43) Santi e Sante contemplativi della morte. Questi Santi, esposti nel pannello, sono figure che hanno vissuto un profondo legame spirituale con la morte, come i martiri che hanno affrontato la morte per la fede o i mistici che hanno meditato sul suo significato e sull’aldilà. Santi e Sante contemplativi della morte sono soprattutto quelli legati al martirio, i quali hanno affrontato la morte con fede incrollabile. Sono esempi di chi ha abbracciato la morte per la fede, un atto che si traduce in contemplazione finale della volontà divina.
44) Santi e Sante contemplativi della morte. Questi Santi e Sante dicono che la morte per loro non è niente. La morte non è altro che un passaggio all’eternità. Questi Santi sono figure che hanno avuto visioni e contemplazioni legate alla morte e alle anime del purgatorio, la cui contemplazione della morte li portava a vederla come un passaggio attraverso il quale si può raggiungere la pienezza della vita eterna.
45) L’Architettura funeraria nell’iconografia funebre. Quando il contesto considerato è il cimitero, luogo evocativo per eccellenza e della memoria, l’insieme dei segni e dei simboli in esso presenti vengono a configurarsi come iconografia funeraria. Un gruppo di simboli che comprende la Croce, le lettere Alfa e Omega e il monogramma di Cristo, presenti sulla tomba, indicano che il defunto era Cristiano. Le lettere Alfa e Omega, prima e ultima dell’alfabeto Greco, stanno ad indicare che Cristo è l’inizio e la fine di tutto. Secondo un rito antico mettere un sasso sopra una tomba È segno di rispetto. Questa usanza diffusa anche su altre culture tiene accesa la memoria e una presentazione del defunto che persiste nel tempo e a testimoniare il suo passato. L’arte funeraria si occupa di progettare e realizzare opere e lapidi marmoree di architettura funebre di grande bellezza.
46) Momenti di fine vita. In questo pannello sono raffigurate delle immagini cromolitografiche di fine vita di due persone; nella prima è evidente l’agonia di un peccatore che nel momento critico di fine vita combatte il demonio che con vigore vuole fargli perdere la speranza della misericordia divina; nella seconda immagine una persona “in grazia di Dio” che accetta l’estrema unzione dal sacerdote per morire senza peccato nell’anima ed in pace con Dio e il prossimo.
47) Eschaton – Il Giudizio Universale. Il Giudizio Universale, annunciato dall’Angelo, è un concetto centrale nell’escatologia cristiana che si riferisce al ritorno di Gesù Cristo sulla terra per giudicare l’umanità. Questo evento segna la fine dei tempi e l’inizio dell’eternità.
48) Eschaton – Il giudizio universale.
49) Eschaton – Il giudizio universale. Nella parte sinistra del pannello è raffigurato l’affresco del Buonarroti ove è ritratto il momento dell’apocalisse in cui gli Angeli suonano le trombe mentre Cristo, nella sua ultima venuta, inaugura il Regno dei Cieli. Al centro di questo affresco, Cristo, con la mano destra alzata, salva i Beati e con la sinistra condanna i peccatori alla dannazione eterna, L’immagine posta a destra dell’affresco è opera pittorica fiamminga di Peter Paul Rubens.
50) Eschaton – Il giudizio universale. Questa opera sul giudizio universale è stata eseguita su rame all’acquaforte e colorata coeva dall’incisore Antonio Verico nato a Bassano nel 1775. Egli lavorò come calcografo a Roma e Firenze, incidendo su disegni di vari autori, con tecnica vicina a quella di Raffaello Morghen, che insegnava all’accademia delle belle arti di Firenze, realizzando opere all’acquaforte con ritratti di papi, di monarche e molto altro.